Vado via perché in questa scuola troppi studenti non apprezzano il mio lavoro.
Vado via perché in questa scuola troppi professori non credono in quello che fanno.
Resto perché in questa scuola c'è qualche che ragazzo che ha voglia di fare.
Resto perché in questa scuola tanti colleghi mettono il cuore e l'anima nella loro missione.
Vado via perché il ministro taglia e riduce.
Resto per non far ridurre troppo quello che c'è.
Resto perché ho tanto da imparare.
Resto perché ho tanto da insegnare.
Vado via perché con l'ignoranza non si ragiona.
Resto perché ho voglia di giocare con la scienza.
Resto perché forse riesco a fare un corso di CLIL (almeno non posso dire che per questa scuola non si fa mai niente etc etc etc)
Vado via perché altrove mi pagano meglio.
Resto perché i miei studenti mi gratificano di più (almeno quello che non mi fanno venire voglia di andare via).
Vado via perché non si può ogni anno stare lì a sperare per una supplenza annuale (ed io sono fortunato).
Resto perché l'ho scelto io. Consapevolmente.
Diario di un prof speranzoso di poter cambiare il modo di fare la chimica, forte dei due mesi trascorsi al King's College di Londra e dopo essersi fatto una buona idea della didattica "British".
13 dic 2010
25 nov 2010
Vieni via con me
Anche io voglio fare la mia lista come Fazio e Saviano!!!
Fare i professori è bello perché sei sempre a contatto con i giovani quindi rimani un po' giovane anche tu.
Fare i professori è bello perché ti occupi di qualcosa che ti piace veramente.
Fare i professori è bello perché diventi un punto di riferimento per qualcuno.
Fare i professori è bello perché puoi sperimentare sempre cose nuove (se ti va).
Fare i professori è bello perché vedi gli effetti del tuo lavoro sui tuoi studenti.
Fare i professori è bello perché ti chiamano "PROOOOOFFFF" anche a distanza di anni.
Fare i professori è bello perché gli studenti ti fanno incazzare ma alla fine ti ci affezioni.
Fare i professori è bello perché ogni anno è un anno diverso.
Fare i professori è bello perché puoi dire (quasi) sempre la tua.
Fare i professori è bello perché hai tre mesi di ferie all'anno (non è vero...).
Fare i professori non è un lavoro ma una missione...
La lista dei motivi per cui vale la pena fare i professori.
Fare i professori è bello perché sei sempre a contatto con i giovani quindi rimani un po' giovane anche tu.
Fare i professori è bello perché ti occupi di qualcosa che ti piace veramente.
Fare i professori è bello perché diventi un punto di riferimento per qualcuno.
Fare i professori è bello perché puoi sperimentare sempre cose nuove (se ti va).
Fare i professori è bello perché vedi gli effetti del tuo lavoro sui tuoi studenti.
Fare i professori è bello perché ti chiamano "PROOOOOFFFF" anche a distanza di anni.
Fare i professori è bello perché gli studenti ti fanno incazzare ma alla fine ti ci affezioni.
Fare i professori è bello perché ogni anno è un anno diverso.
Fare i professori è bello perché puoi dire (quasi) sempre la tua.
Fare i professori è bello perché hai tre mesi di ferie all'anno (non è vero...).
Fare i professori non è un lavoro ma una missione...
5 nov 2010
Quanto bisogna parlare? Poco? Molto? Sempre troppo!
Oggi mi sono trovato in una spiacevole situazione...
Quella di non saper (o poter) gestire una situazione "critica" in classe con un certo gruppo di studentesse.
Ultima ora (13:30 - 14:30) del venerdì.
Classe decimata dall'uscita (regolarmente autrizzata per tutto l'anno) di una metà della classe.
Interrogazione.
Il resto della classe pensava di essere in libertà quindi ha iniziato a pensare ai fatti loro.
Finché l'hanno fatto nei limiti della decenza, l'ho tollerato (sbagliando).
Quando la cosa è iniziata a degenerare ho minacciato di mettere una nota.
A questo punto le risposte che ho avuto sono state diverse...
Perché cercano di scaricare sul mondo intero le loro responsabilità?
Perché non sono capaci di stare concentrati oltre il tempo necessario per fare l'appello?
Perché devono chiedere continuamente di uscire?
Perché non accettano un rimprovero, un richiamo, una regola?
In molti casi le risposte vanno cercate altrove... troppo lontano dalla scuola.
Famiglie rotte, genitori assenti, traumi di diversa origine e natura...
Altre volte invece non manca loro niente, se non la voglia di studiare e di prendere un impegno.
E avrei tanta voglia di dar loro un scarica di calci nel sedere....
Quella di non saper (o poter) gestire una situazione "critica" in classe con un certo gruppo di studentesse.
Ultima ora (13:30 - 14:30) del venerdì.
Classe decimata dall'uscita (regolarmente autrizzata per tutto l'anno) di una metà della classe.
Interrogazione.
Il resto della classe pensava di essere in libertà quindi ha iniziato a pensare ai fatti loro.
Finché l'hanno fatto nei limiti della decenza, l'ho tollerato (sbagliando).
Quando la cosa è iniziata a degenerare ho minacciato di mettere una nota.
A questo punto le risposte che ho avuto sono state diverse...
- Se mi mette la nota voglio uscire!
- Con la prof. "Tizia" facciamo così e lei non può pretendere diversamente!
- Quando gli altri fanno casino doveva mettere la nota anche agli altri (che bel gruppo!!!)!
- Non si può neanche ridere un po' in questa scuola!
- Ma gli altri...
- Ma i professori...
Perché cercano di scaricare sul mondo intero le loro responsabilità?
Perché non sono capaci di stare concentrati oltre il tempo necessario per fare l'appello?
Perché devono chiedere continuamente di uscire?
Perché non accettano un rimprovero, un richiamo, una regola?
In molti casi le risposte vanno cercate altrove... troppo lontano dalla scuola.
Famiglie rotte, genitori assenti, traumi di diversa origine e natura...
Altre volte invece non manca loro niente, se non la voglia di studiare e di prendere un impegno.
E avrei tanta voglia di dar loro un scarica di calci nel sedere....
16 ott 2010
Cui prodest? A chi giova?
Cui prodest?
A chi giova?
Oggi ho avuto un'interessante scambio di opinioni con una dei miei studenti.
Ho ripetuto per l'ennesima volta come si calcolano le moli a partire dalle masse molari etc etc...
Ovviamente la cosa risultava abbastanza noiosa ed alla fine ho capito il perché.
Alcuni non avevano capito l'utilità della cosa ed io mi sono limitato a dire che nella loro professione di ottici avranno a che fare, ad esempio, con soluzioni e prodotti chimici e quindi devono essere in grado di maneggiarli adeguatamente.
Mi hanno risposto che le soluzioni arrivano già pronte e che non è necessario un corso di chimica per leggere l'etichetta...
...ed io ho risposto che non è necessario fare un corso da ottici se vogliono andare a fare i commessi in un negozio di ottica!
In realtà ho detto "sguatteri" (da non fare più).
Altri non avevano le capacità per capire... tipo che 5x2=25!!
La ragazza di cui al punto 1 mi è venuta vicino alla fine dell'ora (mancavano 10 minuti) e mi ha chiesto perché deve studiare se tanto vengono promossi tutti.
"In questa classe c'è gente che non sa fare niente e si trova qua come gli altri".
Perché si deve fare il mazzo quadrato (testuali parole) per prendere 8 e 9 quando alla fine non serve a niente e vanno avanti solo i raccomandati (un po' di sani luoghi comuni che alimentano i luoghi comuni stessi).
Perché i professori dedicano tanto tempo a quelli che non se ne fregano della scuola? Abbandonateli a loro stessi perché lo vogliono loro.
A cosa serve fare scuola così? (indicando una classe intera che ha pascolato, brucato e belato per due ore intere)
E come darle torto?
Il poco che ho potuto replicare è che se ti prepari una base, un domani puoi costruirci sopra qualcosa mentre se passi questi anni a trastullarti, ti troverai a 20 anni serza arte nè parte.
Quello che adesso ti sembra inutile, un domani potrebbe esserti utile perché non sai mai cosa ti metterà davanti la vita.
Se hai una preparazione migliore degli altri, puoi aspirare ad un posto migliore anche all'interno di una fabbrica.
Se continui a guardare gli altri e a non fare niente, saranno gli altri a scegliere per te e dovrai subire in silenzio.
...poco convincente anche per me che l'ho detto.
A chi giova?
Oggi ho avuto un'interessante scambio di opinioni con una dei miei studenti.
Ho ripetuto per l'ennesima volta come si calcolano le moli a partire dalle masse molari etc etc...
Ovviamente la cosa risultava abbastanza noiosa ed alla fine ho capito il perché.
Alcuni non avevano capito l'utilità della cosa ed io mi sono limitato a dire che nella loro professione di ottici avranno a che fare, ad esempio, con soluzioni e prodotti chimici e quindi devono essere in grado di maneggiarli adeguatamente.
Mi hanno risposto che le soluzioni arrivano già pronte e che non è necessario un corso di chimica per leggere l'etichetta...
...ed io ho risposto che non è necessario fare un corso da ottici se vogliono andare a fare i commessi in un negozio di ottica!
In realtà ho detto "sguatteri" (da non fare più).
Altri non avevano le capacità per capire... tipo che 5x2=25!!
La ragazza di cui al punto 1 mi è venuta vicino alla fine dell'ora (mancavano 10 minuti) e mi ha chiesto perché deve studiare se tanto vengono promossi tutti.
"In questa classe c'è gente che non sa fare niente e si trova qua come gli altri".
Perché si deve fare il mazzo quadrato (testuali parole) per prendere 8 e 9 quando alla fine non serve a niente e vanno avanti solo i raccomandati (un po' di sani luoghi comuni che alimentano i luoghi comuni stessi).
Perché i professori dedicano tanto tempo a quelli che non se ne fregano della scuola? Abbandonateli a loro stessi perché lo vogliono loro.
A cosa serve fare scuola così? (indicando una classe intera che ha pascolato, brucato e belato per due ore intere)
E come darle torto?
Il poco che ho potuto replicare è che se ti prepari una base, un domani puoi costruirci sopra qualcosa mentre se passi questi anni a trastullarti, ti troverai a 20 anni serza arte nè parte.
Quello che adesso ti sembra inutile, un domani potrebbe esserti utile perché non sai mai cosa ti metterà davanti la vita.
Se hai una preparazione migliore degli altri, puoi aspirare ad un posto migliore anche all'interno di una fabbrica.
Se continui a guardare gli altri e a non fare niente, saranno gli altri a scegliere per te e dovrai subire in silenzio.
...poco convincente anche per me che l'ho detto.
5 ott 2010
La giusta misura
Anche questa volta mi sono trovato nella difficoltà secolare che affligge tutti i professori (neofiti) quando si trovano davanti una nuova classe: quella di tarare il livello di difficoltà della lezione.
La difficoltà cresce esponenzialmente all'aumentare della dispersione del livello di partenza e si moltiplica all'aumentare della confusione in classe.
Mi sono trovato in una classe in cui sono presenti diversi ragazzi con il sostegno, con altri che non hanno idea di come ci si comporta nella società, con altri che non hanno freni inibitori ed altri che, loro malgrado, si trovano in una situazione di cui non hanno alcuna colpa.
La parte iniziale del programma è abbastanza tranquilla e facile, al punto che pensavo di poterla svolgere in scioltezza in poche ore di lezione.
Di fronte mi sono trovato una bolgia infernale con studenti che schiamazzavano, altri che si insultavano, col pensiero fisso alla sigaretta e alla merenda che non hanno consumato durante l'intervallo (perché stavano fumando... immagino).
Ho provato a coinvolgere qualcuno in una discussione civile ma alcuni l'hanno presa come l'ennesima possibilità di buttarla in caciara.... Ho desistito.
Poi ho visto come si comporta con loro una collega MOOOOLTO più anziana ed esperta di me...
Tipo una S.S. alle prese con i prigionieri di guerra (e tutti zitti e muti!)
E' mai possibile che questi ragazzi capiscano solo la coercizione?
E' mai possibile che questi ragazzi si sappiano relazionare solo in maniera aggressiva?
E' mai possibile che pensino al calcio-scommesse durante la lezione?
E' mai possibile che non ci provino nemmeno a fare qualcosa di costruttivo?
E' mai possibile che non capiscano la grande occasione che stanno buttando nel cesso?
...questi studenti riescono a tirare fuori il peggio da me...
...urla, frasi sprezzanti di cui poi mi pento, muro contro muro, IO spiego e VOI ascoltate!
Aiuto....
La difficoltà cresce esponenzialmente all'aumentare della dispersione del livello di partenza e si moltiplica all'aumentare della confusione in classe.
Mi sono trovato in una classe in cui sono presenti diversi ragazzi con il sostegno, con altri che non hanno idea di come ci si comporta nella società, con altri che non hanno freni inibitori ed altri che, loro malgrado, si trovano in una situazione di cui non hanno alcuna colpa.
La parte iniziale del programma è abbastanza tranquilla e facile, al punto che pensavo di poterla svolgere in scioltezza in poche ore di lezione.
Di fronte mi sono trovato una bolgia infernale con studenti che schiamazzavano, altri che si insultavano, col pensiero fisso alla sigaretta e alla merenda che non hanno consumato durante l'intervallo (perché stavano fumando... immagino).
Ho provato a coinvolgere qualcuno in una discussione civile ma alcuni l'hanno presa come l'ennesima possibilità di buttarla in caciara.... Ho desistito.
Poi ho visto come si comporta con loro una collega MOOOOLTO più anziana ed esperta di me...
Tipo una S.S. alle prese con i prigionieri di guerra (e tutti zitti e muti!)
E' mai possibile che questi ragazzi capiscano solo la coercizione?
E' mai possibile che questi ragazzi si sappiano relazionare solo in maniera aggressiva?
E' mai possibile che pensino al calcio-scommesse durante la lezione?
E' mai possibile che non ci provino nemmeno a fare qualcosa di costruttivo?
E' mai possibile che non capiscano la grande occasione che stanno buttando nel cesso?
...questi studenti riescono a tirare fuori il peggio da me...
...urla, frasi sprezzanti di cui poi mi pento, muro contro muro, IO spiego e VOI ascoltate!
Aiuto....
17 set 2010
L'(in)utilità della carta
Il piccolo black out telefonico che mi ha colpito, mi ha impedito di rendervi partecipi con tempestività degli ultimi avvenimenti.
Le nomine sono venute (in ritardo) come tutti gli anni e sono andate meglio del previsto... Nonostante la Gelmini ma grazie ad un paio di coincidenze fortunate, sono riuscito ad acchiappare una cattedra ad orario su due scuole di Ortona.
La cosa mi ha sollevato un pochetto perché molti dei miei colleghi quest'anno sono rimasti a bocca asciutta e dovranno accontentarsi del SALVAPRECARI.
Ma l'argomento di oggi non è questo... l'argomento di oggi riguarda la tragicomica trafila cui un supplente annuale deve sottostare ogni volta che si reca in una scuola nuova: i documenti di rito!
Avendo due scuole, sono dovuto andare in entrambe le scuole ad assumere il servizio... ed entrambe le scuole mi hanno presentato una paccata di fogli da riempire con notizie futili e ripetitive...
Praticamente su ogni modulo ho dovuto mettere
NOME
COGNOME
DATA E LUOGO DI NASCITA
RESIDENZA
Solo su alcuni ho messo
STATO CIVILE
CODICE FISCALE
IBAN
SERVIZI PREGRESSI
DICHIARAZIONE DI COMPATIBILITÀ
FONDO PENSIONE
MATERNITÀ e PATERNITÀ
...e tutta una serie di altre informazioni che non ricordo...
La domanda ora è: Visto che il numero di precari si stà moltiplicando ed il numero di ATA si stà riducendo... Visto che queste informazioni sono TUTTE disponibili dai contratti precedenti... Visto che Brunetta si vanta di essere un semplificatore-innovatore....
Ma per quale assurdo motivo riempire gli archivi e le giornate degli impiegati con queste INUTILI carte?
Perché non si fa un bel fascicolo elettronico che si conserva nelle segrete stanze del ministero e cui tutte le scuole possono attingere e aggiornare con le novità (ma solo con le novità)!
Perché non si destinano un po' di risorse in più alle scuole levandole a queste cose così inutili?
Perché piace tanto la burocrazia?
Infine vi lascio con una riflessione... Tutti dicono che il 95% dei soldi dell'istruzione (con la "i" minuscola) spesi per gli stipendi sono troppi...
Ma a nessuno è venuto in mente che forse il 5% restante è poco???? Forse aumentare le risorse per le scuole, lasciando invariato il numero degli insegnanti, farebbe ridurre quel fatidico 95%!!
P.S. Mio padre mi ha accompagnato alle convocazioni presso l'ITIS di Chieti e mi ha detto che quell'edificio gli metteva angoscia... peccato che non ha visto in che condizioni sono le altre scuole, così avrebbe detto che quello, in fondo, non era poi così male!
Le nomine sono venute (in ritardo) come tutti gli anni e sono andate meglio del previsto... Nonostante la Gelmini ma grazie ad un paio di coincidenze fortunate, sono riuscito ad acchiappare una cattedra ad orario su due scuole di Ortona.
La cosa mi ha sollevato un pochetto perché molti dei miei colleghi quest'anno sono rimasti a bocca asciutta e dovranno accontentarsi del SALVAPRECARI.
Ma l'argomento di oggi non è questo... l'argomento di oggi riguarda la tragicomica trafila cui un supplente annuale deve sottostare ogni volta che si reca in una scuola nuova: i documenti di rito!
Avendo due scuole, sono dovuto andare in entrambe le scuole ad assumere il servizio... ed entrambe le scuole mi hanno presentato una paccata di fogli da riempire con notizie futili e ripetitive...
Praticamente su ogni modulo ho dovuto mettere
NOME
COGNOME
DATA E LUOGO DI NASCITA
RESIDENZA
Solo su alcuni ho messo
STATO CIVILE
CODICE FISCALE
IBAN
SERVIZI PREGRESSI
DICHIARAZIONE DI COMPATIBILITÀ
FONDO PENSIONE
MATERNITÀ e PATERNITÀ
...e tutta una serie di altre informazioni che non ricordo...
La domanda ora è: Visto che il numero di precari si stà moltiplicando ed il numero di ATA si stà riducendo... Visto che queste informazioni sono TUTTE disponibili dai contratti precedenti... Visto che Brunetta si vanta di essere un semplificatore-innovatore....
Ma per quale assurdo motivo riempire gli archivi e le giornate degli impiegati con queste INUTILI carte?
Perché non si fa un bel fascicolo elettronico che si conserva nelle segrete stanze del ministero e cui tutte le scuole possono attingere e aggiornare con le novità (ma solo con le novità)!
Perché non si destinano un po' di risorse in più alle scuole levandole a queste cose così inutili?
Perché piace tanto la burocrazia?
Infine vi lascio con una riflessione... Tutti dicono che il 95% dei soldi dell'istruzione (con la "i" minuscola) spesi per gli stipendi sono troppi...
Ma a nessuno è venuto in mente che forse il 5% restante è poco???? Forse aumentare le risorse per le scuole, lasciando invariato il numero degli insegnanti, farebbe ridurre quel fatidico 95%!!
P.S. Mio padre mi ha accompagnato alle convocazioni presso l'ITIS di Chieti e mi ha detto che quell'edificio gli metteva angoscia... peccato che non ha visto in che condizioni sono le altre scuole, così avrebbe detto che quello, in fondo, non era poi così male!
3 set 2010
Il pianto dei bambini
Saranno gli anni che passano e svegliano in me istinti nascosti, saranno gli studi della SSIS o del SOS che mi hanno aperto le porte alla pedagogia, sarà che non ho niente da fare... ma mi fermo molto spesso ad osservare i genitori e figli.
Mi sono rimaste impresse alcune situazioni specialmente perché mi domando cosa farei io... e soprattutto cosa dovrò fare prima per non doverci arrivare.
I miei punti d'osservazione privilegiati sono la spiaggia ed il Centro Commerciale (moderna piazza del paese).
L'altro giorno ero andato a comperare il rhum perché ho fatto il babà per il compleanno di mia madre e ne ho approfittato per gironzolare un pochetto e vedere cosa c'era in offerta. Ho incontrato una coppia con i due figli (circa 3 e 8 anni). La madre col figlio grande che compravano cartoleria mentre il padre girovagava col carrello e la figlioletta dentro. Questa bimba aveva il broncio e chiedeva qualcosa (da comprare) al padre che l'ha liquidata con un no. Nella corsia successiva li ho rincontrati con la bimba che piangeva picchiando leggermente sulle mani del padre che non la guardava nemmeno faccia. In fila alla cassa li ho visti arrivare tutti insieme con la bimba oramai in preda ad una crisi di nervi, il padre che spingeva il carrello come Sisifo spingeva il masso su per il monte, madre e figlio che parevano far parte di un'altro mondo.
Credo che a questo punto il capriccio iniziale non importasse più nulla ma la bambina era disperata per l'assoluta indifferenza in cui era stata relegata. Magari alla fine avrà spuntato pure una cioccolata ma cosa ha veramente imparato quel giorno?
Questo era solo un episodio, un fotogramma che dice tutto e non dice niente, ma se questo è il modus operandi come verrà su questa bambina? Certamente si farà l'idea che è inutile parlare con i genitori "tanto non capiscono niente" (e come darle torto). E sicuramente imparerà che l'unico modo per ottenere qualcosa e farsi sentire è strillare forte ed insistere insistere insistere perché alla fine cederanno "per sfinimento".
...un ultimo pensiero va a questo padre.
Quando sarà cresciuta e farà di testa sua, come pensi di farle cambiare idea? Strillando anche tu? Dicendole: "No e punto!" Vestendo i panni di un padre autoritario perché oramai è tardi per vestire quelli di un padre autorevole? O lasciando fare?
Cosa si poteva fare? Di certo so cosa non si doveva fare: ignorarla. Forse era un capriccio ma forse era solo il modo di avere un po' di attenzione (di cui il fratello stava godendo), il modo che ha una bambina di 3 anni per instaurare un rapporto con dei genitori che (molto probabilemente) lavorano e non hanno molto tempo per stare con lei se non in questi momenti di ferie (che vivono come le ferie come una condanna).
Queste sono cose che i bambini percepiscono subito.
Cosa si doveva fare? Bho!
Mi sono rimaste impresse alcune situazioni specialmente perché mi domando cosa farei io... e soprattutto cosa dovrò fare prima per non doverci arrivare.
I miei punti d'osservazione privilegiati sono la spiaggia ed il Centro Commerciale (moderna piazza del paese).
L'altro giorno ero andato a comperare il rhum perché ho fatto il babà per il compleanno di mia madre e ne ho approfittato per gironzolare un pochetto e vedere cosa c'era in offerta. Ho incontrato una coppia con i due figli (circa 3 e 8 anni). La madre col figlio grande che compravano cartoleria mentre il padre girovagava col carrello e la figlioletta dentro. Questa bimba aveva il broncio e chiedeva qualcosa (da comprare) al padre che l'ha liquidata con un no. Nella corsia successiva li ho rincontrati con la bimba che piangeva picchiando leggermente sulle mani del padre che non la guardava nemmeno faccia. In fila alla cassa li ho visti arrivare tutti insieme con la bimba oramai in preda ad una crisi di nervi, il padre che spingeva il carrello come Sisifo spingeva il masso su per il monte, madre e figlio che parevano far parte di un'altro mondo.
Credo che a questo punto il capriccio iniziale non importasse più nulla ma la bambina era disperata per l'assoluta indifferenza in cui era stata relegata. Magari alla fine avrà spuntato pure una cioccolata ma cosa ha veramente imparato quel giorno?
Questo era solo un episodio, un fotogramma che dice tutto e non dice niente, ma se questo è il modus operandi come verrà su questa bambina? Certamente si farà l'idea che è inutile parlare con i genitori "tanto non capiscono niente" (e come darle torto). E sicuramente imparerà che l'unico modo per ottenere qualcosa e farsi sentire è strillare forte ed insistere insistere insistere perché alla fine cederanno "per sfinimento".
...un ultimo pensiero va a questo padre.
Quando sarà cresciuta e farà di testa sua, come pensi di farle cambiare idea? Strillando anche tu? Dicendole: "No e punto!" Vestendo i panni di un padre autoritario perché oramai è tardi per vestire quelli di un padre autorevole? O lasciando fare?
Cosa si poteva fare? Di certo so cosa non si doveva fare: ignorarla. Forse era un capriccio ma forse era solo il modo di avere un po' di attenzione (di cui il fratello stava godendo), il modo che ha una bambina di 3 anni per instaurare un rapporto con dei genitori che (molto probabilemente) lavorano e non hanno molto tempo per stare con lei se non in questi momenti di ferie (che vivono come le ferie come una condanna).
Queste sono cose che i bambini percepiscono subito.
Cosa si doveva fare? Bho!
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