Ieri sono stato al funerale di un mio studente, spentosi dopo 10 giorni in ospedale, dopo essersi schiantato con la sua moto contro un'auto.
Uno strazio indescrivibile, non voglio parlare di quello che ho provato ieri e di quello che mi è frullato per la testa in questi dieci giorni.
Voglio parlare di quello che è accaduto oggi.
Sono tornato alla quinta ora nella classe che frequentava. Mi aspettavo di trovare musi lunghi e ragazzi che s'interrogano sulla vita, sul senso della loro presenza sulla terra, sul futuro, sulla responsabilità...
E invece no.
Ho ritrovato gli stessi cretini che la settimana scorsa fischiavano e belavano (nel senso letterale della parola) mentre ero alla lavagna a scrivere quello che loro dovevanno copiare.
Ho trovato gli stesi cretini che la settimana scorsa sbeffeggiavano il professore e la scuola tutta.
Ho trovato gli stessi cretini che se la prendono con i compagni più diligenti.
Eppure qualcosa è successo.
E' morto un ragazzo di soli 15 anni per uno stupido sorpasso in curva. Hanno avuto sotto gli occhi la prova che la vita è unica e bisogna farla fruttare il più possibile, anche nello studio. Hanno visto che può capitare anche ad uno di loro, anche se pensano che a loro non capiterà mai nulla.
Ma in che mondo viviamo?
Sono uscito stomacato da quell'aula, disgustato dal vuoto interiore in cui vivono. Forse io mi faccio prendere troppo dalle emozioni ma a volte penso che troppi ragazzi non abbiano mai fatto i conti con i sentimenti e le emozioni, alienati dalla playstation e dalla televisione.
Stimolo-risposta.
Non c'è ieri e non c'è domani.
Non c'è nemmeno l'oggi... c'è solo l'adesso.