23 giu 2011

La fine dell'anno scolastico

Alla fine è arrivata la fine dell'anno scolastico... un pochino prima di quanto mi aspettassi, ma inesorabile come sempre.
Sono tornato a fare i conti con le 2-3 ore settimanali e con l'impossibilità di approfondire la conoscenza delle conoscenze dei miei studenti come avrei voluto.
Proposito per il prossimo anno? Partire molto più velocemente, non aspettare come un pirla che arrivi Natale e stare ancora a spiegare miscugli e composti.... che tanto non serve a niente!!!

Quest'anno mi è piaciuto perché ho visto due scuole completamente diverse ma allo stesso tempo uguali... ciascuna ben radicata nel territorio e con una precisa funzione sociale, ben riconosciuta da tutti.

Un'altra cosa che mi è piaciuta è stata lavorare con dei colleghi straordinari, in modo particolare con la Detentrice delle chiavi del Laboratorio che mi ha dato un feedback immediato della mia azione didattica (la prima ITP che studia e si segue tutte le lezioni) e con la Mammina, che ha sempre dispensato parole di conforto e ottimi consigli (a me ed agli studenti).

L'ultima cosa che mi ha sorpreso oggi è stato l'abbraccio fraterno di Chicco che, dopo essersi buscato un 3 dal sottoscritto ed una sonora bocciatura, mi ha incontrato per strada e mi è corso incontro per abbracciarmi e salutarmi!
Bhe, questo mi fa piacere anche perché io penso che gli studenti la mettano un po' sul personale quando si tratta di valutazione ma forse loro sono più maturi di me, quando si tratta di questo...
Infatti è un giudizio di merito sul risultato e non sulla persona!!

4 feb 2011

Eppure qualcosa è successo

Ieri sono stato al funerale di un mio studente, spentosi dopo 10 giorni in ospedale, dopo essersi schiantato con la sua moto contro un'auto.
Uno strazio indescrivibile, non voglio parlare di quello che ho provato ieri e di quello che mi è frullato per la testa in questi dieci giorni.

Voglio parlare di quello che è accaduto oggi.
Sono tornato alla quinta ora nella classe che frequentava. Mi aspettavo di trovare musi lunghi e ragazzi che s'interrogano sulla vita, sul senso della loro presenza sulla terra, sul futuro, sulla responsabilità...
E invece no.
Ho ritrovato gli stessi cretini che la settimana scorsa fischiavano e belavano (nel senso letterale della parola) mentre ero alla lavagna a scrivere quello che loro dovevanno copiare.
Ho trovato gli stesi cretini che la settimana scorsa sbeffeggiavano il professore e la scuola tutta.
Ho trovato gli stessi cretini che se la prendono con i compagni più diligenti.

Eppure qualcosa è successo.
E' morto un ragazzo di soli 15 anni per uno stupido sorpasso in curva. Hanno avuto sotto gli occhi la prova che la vita è unica e bisogna farla fruttare il più possibile, anche nello studio. Hanno visto che può capitare anche ad uno di loro, anche se pensano che a loro non capiterà mai nulla.

Ma in che mondo viviamo?
Sono uscito stomacato da quell'aula, disgustato dal vuoto interiore in cui vivono. Forse io mi faccio prendere troppo dalle emozioni ma a volte penso che troppi ragazzi non abbiano mai fatto i conti con i sentimenti e le emozioni, alienati dalla playstation e dalla televisione.

Stimolo-risposta.
Non c'è ieri e non c'è domani.
Non c'è nemmeno l'oggi... c'è solo l'adesso.

22 gen 2011

Le parole che non ti ho detto.

Ieri sono entrato in classe ed ho avuto una sgradevole sensazione.
Sgradevole nel senso fisico del termine e non emotivo.
Lo sguardo disperato della collega e la frase detta a mezza bocca "...è da una settimana che porta quella tuta addosso..." mi hanno chiarito tutto.

Suo figlio puzza.
Suo figlio credo che fumi, e non solo le sigarette.
Sua figlia si sbaciucchia per i corridoi.
Sua figlia è sospettata da un compagno di aver rubato.

Come si fa a dire ai diretti interessati o ai loro genitori una di queste cose?
Come si fa a far cambiare certi comportamenti senza sembrare offensivi?

Solo una volta mi sono trovato ad affrontare uno di questi argomenti con un genitore ma sono stato fortunato perché già aveva un sospetto a riguardo. Io non ha fatto altro che introdurre il discorso e manifestare lo stesso sospetto a mia volta.

Il problema si pone quando invece uno crede di essere nel giusto e vede un'insinuazione del genere come un offesa personale.
Non credo che sia solo una questione di tatto.

12 gen 2011

Abbandono.

È capitato all'improvviso.
Tutti sapevano tranne me.
Non avrei mai pensato che potessi rimanere tanto male.

Uno studente della classe di cui sono coordinatore ha cambiato scuola. E fin quì niente di nuovo.
Il problema è che in una classe di zucche era uno dei pochi presentabili.

Vorrei raccontare tutta la storia dall'inizio, per quello che ne sono riuscito a sapere, ma forse violerei una storia troppo personale, per questo mi limiterò a parlare dello stretto indispensabile.
Ieri, durante l'intervallo di pranzo (rientro pomeridiano), una collega mi ha chiesto se avessi salutato Piero (nome di fantasia) che stava andando via.
"In che senso?"
"Cambia scuola, perché non lo sapevi?"
"No! Nessuno mi ha avvertito!"
"Guarda che sta andando via proprio adesso!"
Ho provato a raggiungerlo fuori dalla scuola ma senza riuscire ad intercettarlo...

Scopri e scopri lo sapevano tutti tranne me... i colleghi, la segreteria (ovviamente), i compagni di classe... tutti tranne me e nessuno si è sentito in dovere di dirmelo.
Una sola collega mi ha confessato che voleva dirmelo ma il diretto interessato glie lo ha impedito, dicendo che l'avrebbe fatto lui.

Per carità, la scelta è legittima e forse non sarebbe nemmeno stato giusto cercare di dissuaderlo...
Ma perché? Perché non mi ha parlato?

Io questa classe la vedo solo due giorni a settimana ed in questa scuola ci sono solo tre giorni alla settimana... Non è una scusante ma solo una considerazione.
Alla fine quando non sei abbastanza presente rischi di perdere il polso della situazione e le cose capitano senza che tu possa farci niente!

È proprio vero che il cornuto è l'ultimo a sapere le cose!
O forse mi stò sopravvalutando e se ne è semplicemente scordato, come tutti i ragazzi di 14 anni un po' distratti.

13 dic 2010

Vado via perché...

Vado via perché in questa scuola troppi studenti non apprezzano il mio lavoro.
Vado via perché in questa scuola troppi professori non credono in quello che fanno.
Resto perché in questa scuola c'è qualche che ragazzo che ha voglia di fare.
Resto perché in questa scuola tanti colleghi mettono il cuore e l'anima nella loro missione.
Vado via perché il ministro taglia e riduce.
Resto per non far ridurre troppo quello che c'è.
Resto perché ho tanto da imparare.
Resto perché ho tanto da insegnare.
Vado via perché con l'ignoranza non si ragiona.
Resto perché ho voglia di giocare con la scienza.
Resto perché forse riesco a fare un corso di CLIL (almeno non posso dire che per questa scuola non si fa mai niente etc etc etc)
Vado via perché altrove mi pagano meglio.
Resto perché i miei studenti mi gratificano di più (almeno quello che non mi fanno venire voglia di andare via).
Vado via perché non si può ogni anno stare lì a sperare per una supplenza annuale (ed io sono fortunato).
Resto perché l'ho scelto io. Consapevolmente.

25 nov 2010

Vieni via con me

Anche io voglio fare la mia lista come Fazio e Saviano!!!

La lista dei motivi per cui vale la pena fare i professori.

Fare i professori è bello perché sei sempre a contatto con i giovani quindi rimani un po' giovane anche tu.
Fare i professori è bello perché ti occupi di qualcosa che ti piace veramente.
Fare i professori è bello perché diventi un punto di riferimento per qualcuno.
Fare i professori è bello perché puoi sperimentare sempre cose nuove (se ti va).
Fare i professori è bello perché vedi gli effetti del tuo lavoro sui tuoi studenti.
Fare i professori è bello perché ti chiamano "PROOOOOFFFF" anche a distanza di anni.
Fare i professori è bello perché gli studenti ti fanno incazzare ma alla fine ti ci affezioni.
Fare i professori è bello perché ogni anno è un anno diverso.
Fare i professori è bello perché puoi dire (quasi) sempre la tua.
Fare i professori è bello perché hai tre mesi di ferie all'anno (non è vero...).

Fare i professori non è un lavoro ma una missione...

5 nov 2010

Quanto bisogna parlare? Poco? Molto? Sempre troppo!

Oggi mi sono trovato in una spiacevole situazione...
Quella di non saper (o poter) gestire una situazione "critica" in classe con un certo gruppo di studentesse.

Ultima ora (13:30 - 14:30) del venerdì.
Classe decimata dall'uscita (regolarmente autrizzata per tutto l'anno) di una metà della classe.
Interrogazione.

Il resto della classe pensava di essere in libertà quindi ha iniziato a pensare ai fatti loro.
Finché l'hanno fatto nei limiti della decenza, l'ho tollerato (sbagliando).
Quando la cosa è iniziata a degenerare ho minacciato di mettere una nota.
A questo punto le risposte che ho avuto sono state diverse...
  1. Se mi mette la nota voglio uscire!
  2. Con la prof. "Tizia" facciamo così e lei non può pretendere diversamente!
  3. Quando gli altri fanno casino doveva mettere la nota anche agli altri (che bel gruppo!!!)!
  4. Non si può neanche ridere un po' in questa scuola!
  5. Ma gli altri...
  6. Ma i professori...
 Adesso mi chiedo se è mai possibile che questi fraffosi (mocciosi n.d.r.) debbano pensare che è tutto sindacabile?
Perché cercano di scaricare sul mondo intero le loro responsabilità?
Perché non sono capaci di stare concentrati oltre il tempo necessario per fare l'appello?
Perché devono chiedere continuamente di uscire?
Perché non accettano un rimprovero, un richiamo, una regola?

In molti casi le risposte vanno cercate altrove... troppo lontano dalla scuola.
Famiglie rotte, genitori assenti, traumi di diversa origine e natura...

Altre volte invece non manca loro niente, se non la voglia di studiare e di prendere un impegno.
E avrei tanta voglia di dar loro un scarica di calci nel sedere....