Il piccolo black out telefonico che mi ha colpito, mi ha impedito di rendervi partecipi con tempestività degli ultimi avvenimenti.
Le nomine sono venute (in ritardo) come tutti gli anni e sono andate meglio del previsto... Nonostante la Gelmini ma grazie ad un paio di coincidenze fortunate, sono riuscito ad acchiappare una cattedra ad orario su due scuole di Ortona.
La cosa mi ha sollevato un pochetto perché molti dei miei colleghi quest'anno sono rimasti a bocca asciutta e dovranno accontentarsi del SALVAPRECARI.
Ma l'argomento di oggi non è questo... l'argomento di oggi riguarda la tragicomica trafila cui un supplente annuale deve sottostare ogni volta che si reca in una scuola nuova: i documenti di rito!
Avendo due scuole, sono dovuto andare in entrambe le scuole ad assumere il servizio... ed entrambe le scuole mi hanno presentato una paccata di fogli da riempire con notizie futili e ripetitive...
Praticamente su ogni modulo ho dovuto mettere
NOME
COGNOME
DATA E LUOGO DI NASCITA
RESIDENZA
Solo su alcuni ho messo
STATO CIVILE
CODICE FISCALE
IBAN
SERVIZI PREGRESSI
DICHIARAZIONE DI COMPATIBILITÀ
FONDO PENSIONE
MATERNITÀ e PATERNITÀ
...e tutta una serie di altre informazioni che non ricordo...
La domanda ora è: Visto che il numero di precari si stà moltiplicando ed il numero di ATA si stà riducendo... Visto che queste informazioni sono TUTTE disponibili dai contratti precedenti... Visto che Brunetta si vanta di essere un semplificatore-innovatore....
Ma per quale assurdo motivo riempire gli archivi e le giornate degli impiegati con queste INUTILI carte?
Perché non si fa un bel fascicolo elettronico che si conserva nelle segrete stanze del ministero e cui tutte le scuole possono attingere e aggiornare con le novità (ma solo con le novità)!
Perché non si destinano un po' di risorse in più alle scuole levandole a queste cose così inutili?
Perché piace tanto la burocrazia?
Infine vi lascio con una riflessione... Tutti dicono che il 95% dei soldi dell'istruzione (con la "i" minuscola) spesi per gli stipendi sono troppi...
Ma a nessuno è venuto in mente che forse il 5% restante è poco???? Forse aumentare le risorse per le scuole, lasciando invariato il numero degli insegnanti, farebbe ridurre quel fatidico 95%!!
P.S. Mio padre mi ha accompagnato alle convocazioni presso l'ITIS di Chieti e mi ha detto che quell'edificio gli metteva angoscia... peccato che non ha visto in che condizioni sono le altre scuole, così avrebbe detto che quello, in fondo, non era poi così male!
Diario di un prof speranzoso di poter cambiare il modo di fare la chimica, forte dei due mesi trascorsi al King's College di Londra e dopo essersi fatto una buona idea della didattica "British".
17 set 2010
3 set 2010
Il pianto dei bambini
Saranno gli anni che passano e svegliano in me istinti nascosti, saranno gli studi della SSIS o del SOS che mi hanno aperto le porte alla pedagogia, sarà che non ho niente da fare... ma mi fermo molto spesso ad osservare i genitori e figli.
Mi sono rimaste impresse alcune situazioni specialmente perché mi domando cosa farei io... e soprattutto cosa dovrò fare prima per non doverci arrivare.
I miei punti d'osservazione privilegiati sono la spiaggia ed il Centro Commerciale (moderna piazza del paese).
L'altro giorno ero andato a comperare il rhum perché ho fatto il babà per il compleanno di mia madre e ne ho approfittato per gironzolare un pochetto e vedere cosa c'era in offerta. Ho incontrato una coppia con i due figli (circa 3 e 8 anni). La madre col figlio grande che compravano cartoleria mentre il padre girovagava col carrello e la figlioletta dentro. Questa bimba aveva il broncio e chiedeva qualcosa (da comprare) al padre che l'ha liquidata con un no. Nella corsia successiva li ho rincontrati con la bimba che piangeva picchiando leggermente sulle mani del padre che non la guardava nemmeno faccia. In fila alla cassa li ho visti arrivare tutti insieme con la bimba oramai in preda ad una crisi di nervi, il padre che spingeva il carrello come Sisifo spingeva il masso su per il monte, madre e figlio che parevano far parte di un'altro mondo.
Credo che a questo punto il capriccio iniziale non importasse più nulla ma la bambina era disperata per l'assoluta indifferenza in cui era stata relegata. Magari alla fine avrà spuntato pure una cioccolata ma cosa ha veramente imparato quel giorno?
Questo era solo un episodio, un fotogramma che dice tutto e non dice niente, ma se questo è il modus operandi come verrà su questa bambina? Certamente si farà l'idea che è inutile parlare con i genitori "tanto non capiscono niente" (e come darle torto). E sicuramente imparerà che l'unico modo per ottenere qualcosa e farsi sentire è strillare forte ed insistere insistere insistere perché alla fine cederanno "per sfinimento".
...un ultimo pensiero va a questo padre.
Quando sarà cresciuta e farà di testa sua, come pensi di farle cambiare idea? Strillando anche tu? Dicendole: "No e punto!" Vestendo i panni di un padre autoritario perché oramai è tardi per vestire quelli di un padre autorevole? O lasciando fare?
Cosa si poteva fare? Di certo so cosa non si doveva fare: ignorarla. Forse era un capriccio ma forse era solo il modo di avere un po' di attenzione (di cui il fratello stava godendo), il modo che ha una bambina di 3 anni per instaurare un rapporto con dei genitori che (molto probabilemente) lavorano e non hanno molto tempo per stare con lei se non in questi momenti di ferie (che vivono come le ferie come una condanna).
Queste sono cose che i bambini percepiscono subito.
Cosa si doveva fare? Bho!
Mi sono rimaste impresse alcune situazioni specialmente perché mi domando cosa farei io... e soprattutto cosa dovrò fare prima per non doverci arrivare.
I miei punti d'osservazione privilegiati sono la spiaggia ed il Centro Commerciale (moderna piazza del paese).
L'altro giorno ero andato a comperare il rhum perché ho fatto il babà per il compleanno di mia madre e ne ho approfittato per gironzolare un pochetto e vedere cosa c'era in offerta. Ho incontrato una coppia con i due figli (circa 3 e 8 anni). La madre col figlio grande che compravano cartoleria mentre il padre girovagava col carrello e la figlioletta dentro. Questa bimba aveva il broncio e chiedeva qualcosa (da comprare) al padre che l'ha liquidata con un no. Nella corsia successiva li ho rincontrati con la bimba che piangeva picchiando leggermente sulle mani del padre che non la guardava nemmeno faccia. In fila alla cassa li ho visti arrivare tutti insieme con la bimba oramai in preda ad una crisi di nervi, il padre che spingeva il carrello come Sisifo spingeva il masso su per il monte, madre e figlio che parevano far parte di un'altro mondo.
Credo che a questo punto il capriccio iniziale non importasse più nulla ma la bambina era disperata per l'assoluta indifferenza in cui era stata relegata. Magari alla fine avrà spuntato pure una cioccolata ma cosa ha veramente imparato quel giorno?
Questo era solo un episodio, un fotogramma che dice tutto e non dice niente, ma se questo è il modus operandi come verrà su questa bambina? Certamente si farà l'idea che è inutile parlare con i genitori "tanto non capiscono niente" (e come darle torto). E sicuramente imparerà che l'unico modo per ottenere qualcosa e farsi sentire è strillare forte ed insistere insistere insistere perché alla fine cederanno "per sfinimento".
...un ultimo pensiero va a questo padre.
Quando sarà cresciuta e farà di testa sua, come pensi di farle cambiare idea? Strillando anche tu? Dicendole: "No e punto!" Vestendo i panni di un padre autoritario perché oramai è tardi per vestire quelli di un padre autorevole? O lasciando fare?
Cosa si poteva fare? Di certo so cosa non si doveva fare: ignorarla. Forse era un capriccio ma forse era solo il modo di avere un po' di attenzione (di cui il fratello stava godendo), il modo che ha una bambina di 3 anni per instaurare un rapporto con dei genitori che (molto probabilemente) lavorano e non hanno molto tempo per stare con lei se non in questi momenti di ferie (che vivono come le ferie come una condanna).
Queste sono cose che i bambini percepiscono subito.
Cosa si doveva fare? Bho!
26 ago 2010
Pomodorina
Voglio raccontarvi dell'ultimo arrivo in casa nostra: Pomodorina.
Circa un mesetto fa, alle otto di mattina, mi sono affacciato al balcone di casa ed ho visto un gattino riverso sull'asfalto.
"Mamma! Hanno investito un gatto!"
Mia madre ha mandato mio padre a toglierlo dalla strada per evitare che le macchine ci passassero sopra e facessero una scena da film dell'orrore...
Con somma sorpresa di tutti, il gatto non era morto ma sembrava più di la che di qua... Lo abbiamo appoggiato in un parcheggio di fronte casa con la certezza che sarebbe morto in pochissimo tempo.
Più tardi lo abbiamo rivisto barcollare, girando a vuoto senza nemmeno la forza di miagolare.
Mossi a compassione e cogliendo gli attimi terribili che stava attraversando quel fagottino di pelo e pulci, siamo andati a raccattarlo.
Era in condizioni drammatiche: una gattina di qualche mese, magra, con un occhio semichiuso e pieno di sangue, il sangue rappreso nel naso, il respiro affannoso e rantolante, probabilmente sorda per la terribile botta che aveva ricevuto alla testa ma, fortunatamente, tutta intera.
Senza troppe speranze abbiamo cercato di nutrirla con latte e biscotti, forzatamente alimentati con una pipetta Pasteur, le abbiamo messo una ciotola d'acqua ed una scatola con degli stracci perché, nonostante fosse luglio, tremava tutta.
Il giorno dopo era ancora viva ma non sembrava in condizione di farcela da sola... Io, ironicamente dissi: "Se questo gatto sopravive lo chiamiamo Pomodoro".
"Perché, zio?", mi hanno chiesto i miei nipoti. Ed ho raccontato loro la barzelletta dei due pomodori che attraversano la strada... Forse non è stato di buon gusto ma darle un nome (ignoravo ancora che fosse femmina) l'ha tirata fuori dall'essere un randagio qualunque e le ha dato un'identità, salvandole di fatto la vita. Per farvela breve il gatto è stato ricoverato da un veterinario grazie ad un gesto molto generoso di mia sorella e di un'altra persona che non nomino per privacy.

Adesso Pomodorina si aggira nel giardino di casa facendoti le feste e ronfando di gratitudine quando l'accarezzi... pur non avendo ancora ben chiaro come si cammina dritti, un pochetto cieca e un pochetto sorda ma, per essere un gatto che si è speso molte delle sue sette vite investito da una macchina, sta bene.Perché vi ho raccontato questo?
Un po' perché mi faceva piacere, un po' perché mi ha fatto riflettere su quanto potere possiamo avere sulla vita di chi sta intorno, specialmente nei confronti di chi è più debole e bisognoso.
Si può estendere questo concetto a chi ha problemi con la scuola e magari è stato travolto da una bocciatura senza qualcuno che è andato a raccoglierlo in mezzo alla strada?
Circa un mesetto fa, alle otto di mattina, mi sono affacciato al balcone di casa ed ho visto un gattino riverso sull'asfalto.
"Mamma! Hanno investito un gatto!"
Mia madre ha mandato mio padre a toglierlo dalla strada per evitare che le macchine ci passassero sopra e facessero una scena da film dell'orrore...
Con somma sorpresa di tutti, il gatto non era morto ma sembrava più di la che di qua... Lo abbiamo appoggiato in un parcheggio di fronte casa con la certezza che sarebbe morto in pochissimo tempo.
Più tardi lo abbiamo rivisto barcollare, girando a vuoto senza nemmeno la forza di miagolare.
Mossi a compassione e cogliendo gli attimi terribili che stava attraversando quel fagottino di pelo e pulci, siamo andati a raccattarlo.
Era in condizioni drammatiche: una gattina di qualche mese, magra, con un occhio semichiuso e pieno di sangue, il sangue rappreso nel naso, il respiro affannoso e rantolante, probabilmente sorda per la terribile botta che aveva ricevuto alla testa ma, fortunatamente, tutta intera.
Senza troppe speranze abbiamo cercato di nutrirla con latte e biscotti, forzatamente alimentati con una pipetta Pasteur, le abbiamo messo una ciotola d'acqua ed una scatola con degli stracci perché, nonostante fosse luglio, tremava tutta.
Il giorno dopo era ancora viva ma non sembrava in condizione di farcela da sola... Io, ironicamente dissi: "Se questo gatto sopravive lo chiamiamo Pomodoro".
"Perché, zio?", mi hanno chiesto i miei nipoti. Ed ho raccontato loro la barzelletta dei due pomodori che attraversano la strada... Forse non è stato di buon gusto ma darle un nome (ignoravo ancora che fosse femmina) l'ha tirata fuori dall'essere un randagio qualunque e le ha dato un'identità, salvandole di fatto la vita. Per farvela breve il gatto è stato ricoverato da un veterinario grazie ad un gesto molto generoso di mia sorella e di un'altra persona che non nomino per privacy.

Adesso Pomodorina si aggira nel giardino di casa facendoti le feste e ronfando di gratitudine quando l'accarezzi... pur non avendo ancora ben chiaro come si cammina dritti, un pochetto cieca e un pochetto sorda ma, per essere un gatto che si è speso molte delle sue sette vite investito da una macchina, sta bene.Perché vi ho raccontato questo?
Un po' perché mi faceva piacere, un po' perché mi ha fatto riflettere su quanto potere possiamo avere sulla vita di chi sta intorno, specialmente nei confronti di chi è più debole e bisognoso.
Si può estendere questo concetto a chi ha problemi con la scuola e magari è stato travolto da una bocciatura senza qualcuno che è andato a raccoglierlo in mezzo alla strada?
7 ago 2010
Il gioco delle parti (reprint)
In questo post non voglio entrare nel merito di ciò che la mia deontologia professionale mi obbliga a tenere riservato ma voglio parlare di un appunto, di una critica che mi è stata mossa.
Mi è stato contestato un atteggiamento eccessivamente confidenziale con i miei studenti, proponendomi (nei fatti e non nelle parole) invece un atteggiamento molto più... "istituzionale".
Non so se la parola che ho scelto è adatta ma credo che tutti abbiate capito a cosa mi riferisco...
Vi risparmio la disamina che ne è seguita ma riassumo brevemente gli insegnamenti che ne ho tratto...
Sono d'accordo che non bisogna cercare la complicità dei ragazzi (figli o studenti) per essere compiaciuti, per essere accettati, per poter trasgredire alle regole che noi stessi dovremmo imporre e (prima di tutto) rispettare...
Non sono d'accordo sul salire sul piedistallo ed assurgersi a custode della verità assoluta...
Sono d'accordo che bisogna dare delle indicazioni e dei limiti ben precisi con i quali scontrarsi e misuarsi...
Non sono d'accordo all'assoluta inamovibilità ed incontestabilità dei limiti stessi...
Sono d'accordo che esistono dei ruoli...
Non sono d'accordo col ricordare solo il ruolo dell'esperto in "SCUOLA"...
...ma soprattutto non sono d'accordo con l'imporre la propria presenza in classe solo in virtù della nomina fatta da un D.S. (che tra l'altro ti si ritrova tra i piedi senza neanche sapere perché) senza conquistarsi sul campo e con autorevolezza il ruolo di "punto di riferimento".
Cosa si può ricavare con un'imposizione da un essere che già di natura è ribelle?
Cosa si può insegnare con una raffica di 2 sparati come una rappresaglia nazista?
Cosa si impara senza ascoltare?
A questo punto voglio invece chieder(v/m)i: Qual è il grado giusto di EMPATIA con i propri studenti che non ti fa scadere nel MAMMISMO ma non ti lascia INDIFFERENTE alla personalità di ciascuno di loro?
O alla fine vogliono da me che reciti una parte?
Mi è stato contestato un atteggiamento eccessivamente confidenziale con i miei studenti, proponendomi (nei fatti e non nelle parole) invece un atteggiamento molto più... "istituzionale".
Non so se la parola che ho scelto è adatta ma credo che tutti abbiate capito a cosa mi riferisco...
Vi risparmio la disamina che ne è seguita ma riassumo brevemente gli insegnamenti che ne ho tratto...
Sono d'accordo che non bisogna cercare la complicità dei ragazzi (figli o studenti) per essere compiaciuti, per essere accettati, per poter trasgredire alle regole che noi stessi dovremmo imporre e (prima di tutto) rispettare...
Non sono d'accordo sul salire sul piedistallo ed assurgersi a custode della verità assoluta...
Sono d'accordo che bisogna dare delle indicazioni e dei limiti ben precisi con i quali scontrarsi e misuarsi...
Non sono d'accordo all'assoluta inamovibilità ed incontestabilità dei limiti stessi...
Sono d'accordo che esistono dei ruoli...
Non sono d'accordo col ricordare solo il ruolo dell'esperto in "SCUOLA"...
...ma soprattutto non sono d'accordo con l'imporre la propria presenza in classe solo in virtù della nomina fatta da un D.S. (che tra l'altro ti si ritrova tra i piedi senza neanche sapere perché) senza conquistarsi sul campo e con autorevolezza il ruolo di "punto di riferimento".
Cosa si può ricavare con un'imposizione da un essere che già di natura è ribelle?
Cosa si può insegnare con una raffica di 2 sparati come una rappresaglia nazista?
Cosa si impara senza ascoltare?
A questo punto voglio invece chieder(v/m)i: Qual è il grado giusto di EMPATIA con i propri studenti che non ti fa scadere nel MAMMISMO ma non ti lascia INDIFFERENTE alla personalità di ciascuno di loro?
O alla fine vogliono da me che reciti una parte?
27 giu 2010
21 giu 2010
La notte più lunga dell'anno
Cari ragazzi.
Oggi è il 21 giugno 2010... il giorno più lungo dell'anno.
E questo per due motivi.
Il primo e più banale è che oggi entra l'estate ed è il solstizio.
Il secondo e più serio è che domani iniziano gli esami di Stato.
Per molti di voi è il primo esame che la vita gli ha messo avanti, non che non abbiate già dovuto superare altre prove ma questo ha un voto che dipende solo da voi...
I mille pensieri che vi turbinano nella testa devono trovare un ordine: bisogna fare un respiro profondo e raccogliere tutte le risorse interiori che avete.
Non fissatevi su un solo pensiero, non strapazzatevi fino a tardi (lo studio dell'ultima ora non serve quasi a niente), guardate un po' la televisione e cercate di riposare perché domani dovete dare il meglio.
Domani non sarete soli. Al vostro banco saranno sedute tutte le persone che avete conosciuto, tutte le esperienze che avete fatto, tutte le cose che avete studiato, tutti il mondo che avete ricostruito nella vostra testa.
A questo bagaglio dovete attingere, e non solo domani ma sempre in futuro, per superare le difficoltà.
L'altro giorno vi ho detto: "Guardate tutto in prospettiva, senza rimanere schiacciati dall'ossessione del domani ma chiedendosi spesso cosa è meglio fare per se... non solo per ora ma anche per dopo. Rinunciate anche ad una gratificazione immediata per godere dopo di una gratificazione maggiore."
Ora avete una prima tappa dove potete guardare il risultato, e osservando il passato, trarre il giusto insegnamento. Vedere in prospettiva il risultato.
Mi sento solo di farvi un enorme "in bocca al lupo" e sappiate che sarò sempre orgoglioso della mia prima "Quinta Chimici".
WAKA WAKA!!!
Oggi è il 21 giugno 2010... il giorno più lungo dell'anno.
E questo per due motivi.
Il primo e più banale è che oggi entra l'estate ed è il solstizio.
Il secondo e più serio è che domani iniziano gli esami di Stato.
Per molti di voi è il primo esame che la vita gli ha messo avanti, non che non abbiate già dovuto superare altre prove ma questo ha un voto che dipende solo da voi...
I mille pensieri che vi turbinano nella testa devono trovare un ordine: bisogna fare un respiro profondo e raccogliere tutte le risorse interiori che avete.
Non fissatevi su un solo pensiero, non strapazzatevi fino a tardi (lo studio dell'ultima ora non serve quasi a niente), guardate un po' la televisione e cercate di riposare perché domani dovete dare il meglio.
Domani non sarete soli. Al vostro banco saranno sedute tutte le persone che avete conosciuto, tutte le esperienze che avete fatto, tutte le cose che avete studiato, tutti il mondo che avete ricostruito nella vostra testa.
A questo bagaglio dovete attingere, e non solo domani ma sempre in futuro, per superare le difficoltà.
L'altro giorno vi ho detto: "Guardate tutto in prospettiva, senza rimanere schiacciati dall'ossessione del domani ma chiedendosi spesso cosa è meglio fare per se... non solo per ora ma anche per dopo. Rinunciate anche ad una gratificazione immediata per godere dopo di una gratificazione maggiore."
Ora avete una prima tappa dove potete guardare il risultato, e osservando il passato, trarre il giusto insegnamento. Vedere in prospettiva il risultato.
Mi sento solo di farvi un enorme "in bocca al lupo" e sappiate che sarò sempre orgoglioso della mia prima "Quinta Chimici".
WAKA WAKA!!!
14 giu 2010
Notte prima degli esami...
Gli esami di Stato finalmente sono alle porte.
...prova per gli studenti ma anche per il sottoscritto che testa, per la prima volta da professore e commissario interno, la maturità.
Ho chiesto ai miei ragazzi se sono tesi... qualcuno di loro lo è... altri non hanno ancora realizzato bene che oramai è fatta... per altri ancora temo che facciano il botto cedendo di schianto sotto lo stress emotivo.
Dal mio punto di vista ho il conforto della collega interna che di esami ne ha già fatti altri quindi saprà guidarmi e consigliarmi... spero solo che i miei ragazzi siano all'altezza delle mie aspettative e che facciano una prova degna dell'impegno che mi hanno dimostrato in questi ultimi mesi.
La settimana scorsa due ragazzi, non propriamente studiosi, mi hanno confessato che quest'anno, per la prima volta, hanno studiato impianti. Poi mi hanno detto che puntano molto sulla secoda prova (impianti) per alzare il risultato finale.
L'altro giorno un'altro studente mi ha messo sulla cattedra tutti i suoi dubbi e perplessità sul suo futuro, sulle sue scelte, sul crescere...
Non lo so ma queste cose mi hanno fatto un po' paura perché mi sono finalmente reso conto dell'enorme responsabilità cui sono stato chiamato. Finché non volevano studiare, non venivano a scuola in orario, non venivano all'interrogazione....
C'erano LORO e c'ero IO e se andava male qualcosa... in fondo in fondo erano "cazzi loro"...
Ma adesso sono venuti gli ultimi giorni solo per fare esercizi con me... sono venuti a fare sportello pomeridiano per esercitarsi meglio... hanno studiato e sono venuti all'interrogazione... mi hanno riconosciuto il ruolo di capobranco...
Caspita... Ora ci siamo NOI e se qualcosa andrà storto, saranno pure "cazzi miei"!
...prova per gli studenti ma anche per il sottoscritto che testa, per la prima volta da professore e commissario interno, la maturità.
Ho chiesto ai miei ragazzi se sono tesi... qualcuno di loro lo è... altri non hanno ancora realizzato bene che oramai è fatta... per altri ancora temo che facciano il botto cedendo di schianto sotto lo stress emotivo.
Dal mio punto di vista ho il conforto della collega interna che di esami ne ha già fatti altri quindi saprà guidarmi e consigliarmi... spero solo che i miei ragazzi siano all'altezza delle mie aspettative e che facciano una prova degna dell'impegno che mi hanno dimostrato in questi ultimi mesi.
La settimana scorsa due ragazzi, non propriamente studiosi, mi hanno confessato che quest'anno, per la prima volta, hanno studiato impianti. Poi mi hanno detto che puntano molto sulla secoda prova (impianti) per alzare il risultato finale.
L'altro giorno un'altro studente mi ha messo sulla cattedra tutti i suoi dubbi e perplessità sul suo futuro, sulle sue scelte, sul crescere...
Non lo so ma queste cose mi hanno fatto un po' paura perché mi sono finalmente reso conto dell'enorme responsabilità cui sono stato chiamato. Finché non volevano studiare, non venivano a scuola in orario, non venivano all'interrogazione....
C'erano LORO e c'ero IO e se andava male qualcosa... in fondo in fondo erano "cazzi loro"...
Ma adesso sono venuti gli ultimi giorni solo per fare esercizi con me... sono venuti a fare sportello pomeridiano per esercitarsi meglio... hanno studiato e sono venuti all'interrogazione... mi hanno riconosciuto il ruolo di capobranco...
Caspita... Ora ci siamo NOI e se qualcosa andrà storto, saranno pure "cazzi miei"!
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