In questo post non voglio entrare nel merito di ciò che la mia deontologia professionale mi obbliga a tenere riservato ma voglio parlare di un appunto, di una critica che mi è stata mossa.
Mi è stato contestato un atteggiamento eccessivamente confidenziale con i miei studenti, proponendomi (nei fatti e non nelle parole) invece un atteggiamento molto più... "istituzionale".
Non so se la parola che ho scelto è adatta ma credo che tutti abbiate capito a cosa mi riferisco...
Vi risparmio la disamina che ne è seguita ma riassumo brevemente gli insegnamenti che ne ho tratto...
Sono d'accordo che non bisogna cercare la complicità dei ragazzi (figli o studenti) per essere compiaciuti, per essere accettati, per poter trasgredire alle regole che noi stessi dovremmo imporre e (prima di tutto) rispettare...
Non sono d'accordo sul salire sul piedistallo ed assurgersi a custode della verità assoluta...
Sono d'accordo che bisogna dare delle indicazioni e dei limiti ben precisi con i quali scontrarsi e misuarsi...
Non sono d'accordo all'assoluta inamovibilità ed incontestabilità dei limiti stessi...
Sono d'accordo che esistono dei ruoli...
Non sono d'accordo col ricordare solo il ruolo dell'esperto in "SCUOLA"...
...ma soprattutto non sono d'accordo con l'imporre la propria presenza in classe solo in virtù della nomina fatta da un D.S. (che tra l'altro ti si ritrova tra i piedi senza neanche sapere perché) senza conquistarsi sul campo e con autorevolezza il ruolo di "punto di riferimento".
Cosa si può ricavare con un'imposizione da un essere che già di natura è ribelle?
Cosa si può insegnare con una raffica di 2 sparati come una rappresaglia nazista?
Cosa si impara senza ascoltare?
A questo punto voglio invece chieder(v/m)i: Qual è il grado giusto di EMPATIA con i propri studenti che non ti fa scadere nel MAMMISMO ma non ti lascia INDIFFERENTE alla personalità di ciascuno di loro?
O alla fine vogliono da me che reciti una parte?
15 commenti:
Non é semplice rispondere in una sola puntata perchè tra il bianco e il nero ci sono tantissime sfumature.Una cosa é certa: quello che va bene per una classe deve essere riadattato per un'altra ,anche se di poco.
Vale la pena sollecitare tutti i lettori di questo blog ad esprimere un loro parere.
Comunque:
Empatia e ascolto sempre
confusione dei ruoli mai;
non é quello che figli e allievi si aspettano da noi.
Quando non sai come muoverti , immagina te stesso come un allenatore sportivo dal quale si accettano i rimproveri,qualche minaccia ( che però va mantenuta), qualche punizione , molto allenamento e la correzione degli errori.Da un allenatore ci si aspetta un atteggiamento abbastanza amichevole, ma sempre tenendo presente il ruolo di guida e di "maestro"
Ma tu comunque sei l'esperto, quello che ne sa più di loro, quello che se deve insegnare 10 deve sapere 100.
Riprenderò l'argomento nei prossimi giorni.Per ora Buon Ferragosto
Parere difforme
Ritengo "L'attimo fuggente" un pessimo film per il finale,
E' DOVEROSO attivare lo spirito critico dei ragazzi ma in questo film l'insegnante divergente viene allontanato dall'insegnamento.
Se si é in crisi meglio guardare un cinepanettone
La divergenza è una virtù?
Limiti invalicabili ? Ma quando mai?
Senza scomodare Popper,il cui pensiero è stato esageratamente semplificato, nelle scienze un asserto è valido fino a che una nuova serie di osservazioni ne fanno vedere i limiti o le banalizzazioni esagerate
Tuttavia ogni disciplina contiene un certo numero di concetti fondamentali che vanno insegnati: prima spiegati e fatti capire e poi fatti memorizzare con il proprio lessico specifico.
Certe discipline sono più "difficili" perchè il loro linguaggio non fa parte della vita quotidiana; questo richiede uno sforzo maggiore dagli studenti, lo stesso comunque che si utilizza pe imparare una lingua straniera, ma al contrario fa si che nella testa degli allievi si siano creati meno misconcetti:
Viceversa, certe discipline usano un linguaggio più conosciuto e riescono a generare un maggior numero di misconcetti che devono essere smontati, cercando di far superare agli allievi i loro "limiti invalicabili" e cercando di trasformare la segatura contenuta nelle loro teste in nuove connessioni neuronali
Non si può forzare la propria personalità e quindi se un certo atteggiamento ( stile comunicativo) ci viene spontaneo non vale la pena comportarsi in modo diverso, anche perchè gli allievi sentono le forzature cogliendo lo scollamento tra il dire e il fare, cioè tra ciò che viene insegnato a scuola e la realtà
Suggerimento: pensa a tutti i docenti che ti hanno colpito e rifletti sui loro atteggiamnti e sui loro messaggi non verbali
Tra i bianco e il nero ci sono tante sfumature: ma grigie o colorate? Meno di mille grigi e meno di 4mila colori, per l'occhio umano e nel visibile.
I colori poi, sono "visti" dal cervello (Keplero, 1604, "Ottica").
Un disceto numero di misconcetti e concetti da riordinare, direi, da cui derivano molti avvistamenti di UFO etc.: se non conosci i molti fenomeni ottici atmosferici (con le loro varianti) ci sono molte possibilità di prendere abbagli.
E costruire un percorso didattico decente non è un lavoro banale.
Io vedo un arcobaleno; posso raggiungerne la base?
Quanti arcobaleni ci possono essere nella stessa zona e visti nello stesso tempo da diversi osservatori?
Il rapporto fondamentale tra docente e discente è che il docente deve "educare" il discente.
Se trova il percorso didattico giusto (=che dà buoni frutti) il docente acquista autorevolezza.
Che è l'atteggiamento istituzionale corretto: quello della persona che ti aiuta a conoscre alcune cose della vita o del mondo.
Un insegnante poco convinto o capace sostituisce l'autorevolezza con l'autorità e/o con il distacco, scambiandoli per l'essenza della funzione docente.
è la vita: impara qualcosa alla meglio in un'UNIVERSITà, crede di essere al top delle conoscenze e ha poca voglia di approfondirle.
Spesso non è in grado di usarle che in una scuola, perchè il titolo di studio ha almeno questo valore; di farsi mettere in una graduatoria, di farsi spedire da un D.S. e da questo in una o più classi con l'incarico di insegnare bene (= di promuovere tanto?).
Un atteggiamento amichevole e accondiscendente facilita i rapporti personali e non disturba troppo: se passo un terzo del tempo a parlare di campionato o di donne, ma poi dò sei a tutti, quanti mi criticano?
Ovviamente con tante sfumature tra il bianco e il nero (come quelle del vino bianco e del vino nero; qualcuno li ha visti?)
" Sani lo ascoltava con attenzione quasi rispettosa.Egli aveva imparato ad amare il suo Capo immediato e lo ammirava. Si sentiva legato a lui da quella solidarietà che soltanto una stima senza riserve può creare"( Augusto De Angelis - "Sei donne e un libro"- Sellerio editore) Il libro é un meraviglioso giallo nel quale ho trovato questa citazione degna di nota
Educazione: all'inizio in una nuova classe occorre stabilire un minimo di regole intransigenti, per poi arrivare ad avere una classe di ragazzi affidabili ed educati, a prescindere dalle loro
capacità.
Una citazione " castigat ridendo mores"
Sei amichevole? continua ad esserlo ma chiedi ed ottieni il rispetto delle norme
"L'attimo fuggente"
Se sei un insegnante divergente, fuori dal coro, ricordati che è la goccia che scava la pietra", divergi con calma, un passo alla volta , non come ha fatto il professore del film
Come sempre aver a che fare con le persone è molto più complicato che aver a che fare con la Chimica.
Credo di aver capito, almeno nei tratti salienti, quello che mi hai voluto dire ma sono sicuro che mi ci vuole ancora molto tempo per poter raggiungere un risultato quanto meno accettabile.
Il mio stile forse è troppo amichevole, tendo di non essere sufficientemente fermo, a volte mi sono fatto trascinare per i capelli in una "contrattazione" delle regole "inderogabili"... In questo ho sbagliato.
Ho sbagliato a dare valutazioni troppo "benevole" a ragazzi che poi non hanno minimante atteso le aspettative.
Ho sbagliato a non pretendere di più nel corso dell'anno.
Non ho sbagliato quando ho preso una classe oramai matura e non ho preteso di rivoltarla come un calzino (se per 4 anni è stato tollerato un ritardo cronico, come faccio io a pretendere una puntualità svizzera?)
E' vero che non posso forzarmi uno stile diverso da quello che mi è proprio ma forse mettersi in discussione e cercare di correggere il tiro è il minimo che posso fare per non perdere la faccia e l'amore per quello che faccio.
Il discorso sugli stili cognitivi, di comunicazione e di apprendimento é molto lungo.
Occorre prima identificare il proprio stile prevalente e poi lavorarci sopra per diventare più elastici. Quando ne avrò voglia, cioè cica tra una settimana, indicherò un paio di testi sull'argomento, da me abbondantemente utilizzati
Mettersi in discussione sempre,
darsi la zappa sui piedi e diventare un insegnante burn out preferibilmente mai
Madame Bovary
Il ruolo, come somma di comportamenti correlati ad una funzione lavorativa esiste, guai se no.
Se voglio che i miei allievi vengano a scuola vestiti in modo decoroso,( dai gomiti alle ginocchia, come diceva mia nonna), io stessa devo vestirmi allo stesso modo; se voglio che a scuola il telefonino venga ignorato io non devo nemmeno averlo sulla cattedra, ecc, ecc,
Se spero che qualche allievo prima o poi riesca a parlare adeguatamente sull'argomento che sto insegnando , devo usare un linguaggio corretto( ovviamente da semplice ma corretto fino a corretto ,ricco e articolato a seconda del livello della classe)
Se mi firmo devo esprimermi in un certo modo, se resto anonima posso usare un linguaggio più familiare
I preti predicano bene e razzolano male...
Lo so, me ne sono reso conto il giorno che sono arrivato con 5 minuti di ritardo in classe... Ho predicato la puntualità per un anno intero!!! Mi sentivo un ladro!
Se il tuo ritardo é dovuto al fatto che il treno si è perso per la strada ,poco male
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